
Foto Feliciana Mariotti (www.ilnotiziariodicortina.com)
Nonostante le condizioni meteo avverse, il fascio di luce di Stefano Cagol si è visto. «Non c’è stata la paura di non fare l’evento - ha spiegato Gianluca D'Incà Levis di Dolomiti Contemporanee - ma siamo stati costretti a scegliere un punto diverso, visto che a Passo Giau non si vedeva nulla. L’intento era quello di farlo ammirare a Cortina utilizzando un fascio di 15 km di gettata potenziale. E ci siamo riusciti, da sotto il Faloria puntando verso le Tofane. Nevicava, e c’era molta
nebbia: la Tofana di Rozes non si vedeva, il raggio bucava lo spazio bianco, e a un certo punto si perdeva, la nebbia e i occhi lo assorbivano e lo espandevano
nelle rifrazioni e il raggio, penetrando con dif ficoltà nel quasi muro, si raccorciava e gonfiava, prendeva un corpo massivo, non era più solo una lunghezza, ma anche una forma espansa, diventava massa, massa globulare, e
per due ore la neve ha attraversato il fascio, giocandovi sopra,
ma mosso e dinamizzato dalla precipitazione continua nel ritmo costante-cangiante della caduta. Naturalmente è stata significativa l’idea della performance, del travalicamento, degli sconfinamenti (il raggio è visivo, ma
lo sconfinamento è ultra-visivo, l’idea prescinde e supera anche l’immagine di sé, la fine della rappresentazione del proprio confine)». «Non siamo riusciti a toccare le Tofane, simbolo delle Dolomiti, di eventi tragici - continua l’artista trentino Stefano Cagol che ha avuto l’idea di questa installazione contemporanea - l’importante era attivare la luce concettuale, quella sì è arrivata a destinazione; una luce affascinante e mistica allo stesso tempo... una cortina di nebbia a Cortina». E ora questa forma d’arte in movimento si sta spostando su un furgone; dalle Alpi arriverà al Circolo Polare Artico, direttamente alla Triennale d’Arte, passata la Germania, arriverà in Danimarca, l’11 marzo sarà a Oslo, girerà tutta la Norvegia no a raggiungere il Mare di Barents. «Durante il viaggio avrà ampio respiro la mia vena artistica, sarò spontaneo - continua Cagol - sceglierò i luoghi più adatti per cimentarmi. La documentazione del viaggio si potrà seguire su artribune.it e sul sito dolomiti contemporanee (anche su Facebook)». L’idea però non è nuova. Qualcosa di simile l’aveva già provata: «In occasione dell’inaugurazione di Manifesta 7, la Biennale in Trentino Alto Adige nel 2008 avevo puntato un raggio di luce sopra Trento. Era un punto fermo con un diverso signi ficato: togliere i con fini tra Trento e Bolzano. Ora invece la luce supera i confini, apre la mente e fisicamente gira, in un viaggio itinerante che tocca più luoghi». «Quello che mi preme sottolineare - conclude Gianluca D'Incà Levis - è che questo viaggio ha due tappe iniziali e due finali, fondamentali sono state quelle del Vajont e di Cortina d’Ampezzo, due realtà singolari sia per far conoscere il progetto, che per dare visibilità all’evento; hanno catturato l’attenzione di 15 istituti nazionali e dei media di tutta l’Italia».