
Rinaldo Ruatti (Foto tratta dagli Azzurri d'Italia) - www.ilnotiziariodicortina.com
Si sono svolti ieri, giovedì 1 ottobre, nella Basilica dei Santi Filippo e Giacomo, in presenza degli Azzurri d'Italia e dei piloti del Bob Club Cortina, i funerali di Rinaldo Ruatti, classe 1930. Ha compiuto il suo ultimo cammino sotto il sole e un cielo azzurro, come un tempo quando, nelle splendide giornate, nelle ore più calde amava fare lunghe passeggiate dal suo albergo, l'Hotel Trieste, sino al centro.
Rinaldo è stato un uomo socievole e magnanimo. Ha saputo distinguersi nello sport, ma nella vita non amava mettersi in luce. Ha avuto un passato d'atleta tra le file del Bob Club Cristallo. Nel 1961 a Cortina d'Ampezzo si classificò
primo ai Campionati Italiani nel bob a quattro.
Fece parte della nazionale italiana ottenendo ottimi risultati e arrivando, nel 1962,
a vincere i Campionati mondiali di bob a due con Enrico De Lorenzo a Garmisch-Partenkirchen, in Germania. Sulla pista della località conosciuta da tutti gli amanti degli sport invernali, oltre a vincere la medaglia d’oro, riuscì pure a
battere il record della pista.
Nel 1965 nei Campionati mondiali di bob a due, sempre con De Lorenzo, ottenne la
medaglia d'argento. Nello stesso anno si classificò
quinto nel bob a quattro.
A Cortina d'Ampezzo partecipò ai
Campionati Italiani e si piazzò sul gradino più alto del podio nel bob a due. Nel 1968 a Grenoble
prese parte ai X Giochi Olimpici Invernali sempre nel bob a due, classificandosi dodicesimo.
Come dissero Simone Battaggia e Giovanni Viel: "La storia del bob, iniziata negli anni Cinquanta con Eugenio Monti e continuata per vent'anni, grazie a Rinaldo Ruatti, Nevio de Zordo, Gianfranco Gaspari e Giorgio Alverà, ha contribuito a fare di Cortina d'Ampezzo una delle capitali mondiali del bob".
Accanto allo sport, Ruatti si è dedicato all'albergo Trieste e alla sua famiglia formata dalla moglie Vally Pinazza e i tre figli: Patrizia, Sandra e Andrea.
Oggi l'attività alberghiera è portata avanti anche dalle nuove generazioni. Tanti anni fa quando gli fu chiesto di rilasciare un'intervista per "Cortina", la rivista storica della Regina delle Dolomiti, per ricordare gli anni ruggenti, lui rispose: “No, mi dispiace. Ho amato il bob, ho ottenuto risultati, ma non ho fatto nulla di speciale. All'epoca molti si dedicavano al mondo dello sport”.
Nella mostra, voluta e organizzata dagli Azzurri d'Italia, nell'agosto 2016, al Museo Etnografico a Pontechiesa, accanto ai riconoscimenti di Ruatti vennero esposti anche la tuta e il casco che l’Azzurro aveva indossato negli anni gloriosi.
Nel 2019 il Coni non li ha dimenticati e, a distanza di tanti anni, ha consegnato, ai bobbisti Ruatti, Enrico De Lorenzo, Gianfranco Gaspari, Sergio Siorpaes e Adriano Frassinelli, che sono stati “Campioni del Mondo prima del 1995” i collari d’oro per meriti sportivi; un'occasione per riconoscere a livello nazionale ancora una volta i Campioni del bob che, in anni diversi e con grande valore, hanno scritto pagine di storia di uno degli sport invernali più amati. Quello dove l’Italia ha avuto interpreti di assoluto valore. E tra questi c'era anche un asso dello sport e un uomo di grande umanità: Rinaldo Ruatti.
Feliciana Mariotti - www.ilnotiziariodicortina.com2 ottobre 2020